Prefazione dell’Autore

Amore e Rispetto. Questi sono i due sentimenti che mi hanno spinto a scrivere questi racconti di vita. Amore soprattutto per coloro che mi hanno aiutato a crescere, per la terra che mi ha sostenuto e per l’acqua che mi ha formato. Rispetto per quei valori, che le generazioni passate ci hanno trasmesso con le loro azioni e che, con questo testo, mi auguro di tramandare ai lettori futuri.

Giampiero Pesce

Sinossi

La Pieve di Silvano d’Orba, rivista con gli occhi della memoria e dei ricordi dell’Autore. I primi due capitoli, così come il capitolo conclusivo, sono stati scritti usando una prosopopea[1]: come se fosse il «Biò» [il bedale], ovvero la roggia, a descriversi e a descrivere, a introdurre e a concludere il libro. È un espediente narrativo riuscito e di sicuro effetto, che manifesta la concezione entro cui anche noi tutti – quale intera Umanità – viviamo in seno alla Natura, vista come madre premurosa e protettrice. Lasciamoci dunque immergere nei ricordi di Piero, le cui parole scorrono invero come le fresche e dolci acque del «Biò»; e i ricordi di uno diventeranno presto i ricordi di molti – di noi tutti – e saremo allora rapiti dalla magia del passato. Una magia che ben si materializza, ancora oggi, nella suggestiva cornice della Pieve di Silvano d’Orba.

NOTE

[1] Prosopopea: figura retorica con la quale si introducono a parlare persone assenti oppure morte – o anche cose astratte – come se fossero vive e presenti.

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